Perché Leslie

WHY LESLIE HOWARD?

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i fan di Leslie Howard sono moltissimi e sparsi in tutto il mondo. Basta fare una ricerca su Google o su Youtube per scoprire quanta attenzione sia ancora rivolta ad un attore scomparso quasi settant’anni fa.

Aprendo questo blog – che nasce più come un tributo ad un artista  intelligente e  raffinato e come un tentativo di farlo conoscere dalle nuove generazioni, che non come un semplice fan site – era proprio questa la domanda che mi ponevo e alla quale volevo dare una risposta. Perché siamo in tanti a subire ancora il fascino sottile ed intrigante di questo personaggio così difficilmente collocabile nel quadro dello star system hollywoodiano degli anni Trenta? Ma credo che nella domanda sia già implicita la risposta: è un personaggio affascinante proprio perché è così sfuggente. E mi è piaciuto molto l’articolo di Dan Van Nest  che giocava proprio su questa somiglianza fra Leslie Howard e uno dei suoi personaggi più famosi (e meravigliosamente interpretati!), Sir Percy Blakeney alias l’inafferrabile Primula Rossa

Leslie Howard in The Scarlet Pimpernel, 1934

Is he in heaven, is he in hell,
That damned elusive Pimpernel?
così termina la famosa quartina di Sir Percy.

Il Merriam Webster Online definisce così l’aggettivo “elusive”: « a : tendente ad sfuggire alla presa e alla cattura; b : difficile da comprendere o definire; c : difficile da isolare o identificare ». Mi sembra che non si possa trovare un aggettivo più appropriato a definire la personalità di Leslie Howard. Leggendo quello che di lui raccontavano i figli, i colleghi, gli amici, le attrici con le quali aveva flirtato e quelle che aveva detestato, viene fuori un quadro talmente complesso e contraddittorio da lasciare interdetti. Alla fine, ci si chiede quale sia la verità. Se c’è una verità.

Il destino è stato particolarmente ironico con lui. La maggior parte di coloro che oggi ricordano ancora il suo nome, lo associa al personaggio di Ashley Wilkes in Via col vento, proprio il personaggio che forse Leslie ha maggiormente detestato. Sappiamo bene perché: non gli piaceva la debolezza di Ashley e quel suo piagnucolare su un’età d’oro perduta, non gli piaceva l’idea di sottoporsi ad ore ed ore di trucco per sembrare  quindici anni più giovane, non gli piacevano le lungaggini della produzione alla quale si sottomise controvoglia. Io credo che ci fosse anche un bel po’ di narcisismo e di egocentrismo nel suo disprezzo per un ruolo che considerava secondario e destinato a scolorire vicino alla maschia brutalità di Rhett Butler. Sicuramente non gli faceva piacere quel tipo di competizione.

Leslie Howard era un grande attore. Lasciatemelo ripetere mille volte. Ho visto tutti i suoi film degli anni Trenta e Quaranta: era veramente prodigiosa la sua capacità di passare con leggerezza dagli abiti settecenteschi alla più viva contemporaneità (come in Pimpernel Smith), dal dramma alla commedia brillante… Sarebbe bello se un giorno si ricordassero di lui, quelli dell’Academy, e gli dessero con settant’anni di ritardo l’Oscar che da vivo meritò ampiamente.


Contrary to what you might think, there are still many Leslie Howard’s fans around the world. Try a Google or YouTube search, and you will see how many people are still interested in an actor who died seventy years ago.

This is exactly the question I asked myself when I started this blog: why there are still so many people who are enchanted, bewitched by him like I am? Why we still fall under the spell of the subtle and intriguing charm of a man who can hardly be framed into the Hollywood stardom? But the answer is already there, in the question itself: he is so fascinating because he is so elusive. And I liked Dan Van Nest’s article  very much because he plays with the likeliness between Leslie Howard and one of his most popular roles, Sir Percy Blakeney, aka the Scarlet Pimpernel.

Is he in heaven, is he in hell,
That damned elusive Pimpernel?

The Merriam-Webster Online Dictionary so defines the adjective “elusive”: “a : tending to evade grasp or pursuit; b : hard to comprehend or define.” I think we cannot find a better adjective to define Leslie Howard’s personality. After reading what his son and his daughter wrote about him, and the portraits of him made by his friends, by his colleagues, by the actresses he loved or loathed, we are extremely puzzled at the clear contradictions. We wonder what the truth is. If there is a truth.

Fate was particularly ironic with him. Most of those who still remember him associate his name with the role of Ashley Wilkes in Gone With the Wind. And Ashley Wilkes was exactly the role he hated the most. We know why: he thought Ashley was a wimp, he did not like Ashley’s weakness, his constant whining on a lost golden age, he loathed the painstaking make-up he had to undergo to look younger, he was annoyed by the slowness and the delays of the production. I believe there was a good part of  narcissism and egocentrism too in his disdain for that role of graceful loser he judged unworthy and destined to fade in the background when compared to Rhett’s male coarseness. He surely disliked that kind of competition.

Leslie Howard was a great actor; let me say this a thousand times. I have watched all his films of the Thirties and Forties: his ability of moving with an extreme easiness from 18th century costumes to the hottest topics of present days (like in Pimpernel Smith), from drama to comedy, was amazing. It would be great if the Academy remembered him, one day, and gave him (some 70 years too late…) the award he largely deserved.

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