Come morì Leslie Howard (1956)

Come morì Leslie Howard

Sconcertanti rivelazioni giornalistiche sulla fine della “Primula Smith”

Svelato il mistero del “volo 777”: l’aereo neutrale su cui viaggiava l’attore fu abbattuto dalla caccia tedesca per un equivoco dei servizi di spionaggio. A Berlino giunse la segnalazione che Churchill si trovava a bordo dell’apparecchio. Colpo di scena: Londra fu preavvisata dell’attacco, ma decise di sacrificare i passeggeri

Una serie di rivelazioni giornalistiche hanno provocato in questi giorni scandalo a Londra: si tratta di ricerche intorno alla fine del noto attore inglese Leslie Howard, che nel giugno 1943 trovò la morte mentre viaggiava, con altri dodici passeggeri, su un aereo civile in rotta da Lisbona all’Inghilterra. L’aereo fu abbattuto da una squadriglia tedesca, incurante dei segnali civili e neutrali dell’apparecchio. Inabissatosi nell’oceano portò con sé il mistero di uno degli episodi più sconcertanti del secondo conflitto mondiale.
Sulla fine dell’attore, notissimo in tutto il mondo — interpretò fra gli altri film “Pigmalione”, “Romeo e Giulietta”, “Intermezzo”, “La foresta pietrificata”, “Via col vento”, “La Primula Rossa”, “La Primula Smith”, “Il primo dei pochi” — una prima versione autorevole venne data da Churchill, nelle sue memorie di guerra.
Churchill scrive che, a detta dei servizi informativi britannici, l’apparecchio civile venne abbattuto dai tedeschi in base a una errata segnalazione dello spionaggio nazista, secondo cui a bordo di quell’aereo viaggiava lo stesso capo del governo britannico. Si deve ricordare che a quell’epoca Churchill aveva avuto ad Algeri un incontro con De Gaulle, e che effettivamente il capo del governo inglese in qui giorni ritornò a Londra, dopo una tappa a Gibilterra, a bordo di un apparecchio da guerra sul quale viaggiava anche l’allora ministro degli Esteri Eden. Da quanto riferisce Churchill nelle sue memorie, gli agenti tedeschi videro salire a bordo dell’aereo civile in partenza da Lisbona un uomo dalla corporatura massiccia, col sigaro in bocca, somigliantissimo a Churchill: di qui l’equivoco, la rapida segnalazione a Berlino, e l’ordine di abbattere l’aereo a tutti i costi, senza pietà e con il tassativo di sopprimere qualsiasi eventuale superstite.

Versione di Churchill

“Fra i tredici civili che trovarono la morte nella sciagura — scrive Churchill — era il noto attore inglese Leslie Howard, di cui possiamo ancora ammirare l’eleganza e il talento nei molti deliziosi film ai quali prese parte. La brutalità dei tedeschi era eguagliata soltanto dalla stupidità dei loro agenti — aggiunge sir Winston. — E’ difficile comprendere come una persona di senso comune potesse immaginare che io, pur avendo a disposizione tutte le risorse dalla Gran Bretagna, fossi costretto a prenotare un passaggio su un aereo neutrale in partenza da Lisbona e a compiere il volo alla luce del giorno. Noi infatti partimmo da Gibilterra di notte, compimmo un’ampia deviazione sull’oceano e arrivammo a casa senza incidente.” Fin qui il racconto di Churchill.
Ma il caso non venne chiuso in Inghilterra, malgrado questa autorevole testimonianza. E da allora, molti tentarono di riportare piena luce sul “mistero del volo 777”, poiché questo era il numero del volo del Dakota commerciale “Ibis” sul quale si trovava Howard.
Le prime inchieste gornalistiche tentarono di ricostruire gli ultimi giorni di vita di Leslie Howard. Si seppe così che l’attore aveva avuto l’incarico di tenere in Spagna e Portogallo delle conferenze a carattere culturale, legate alla presentazione dei alcuni dei suoi films. Scopo di questa missione di Howard nei due paesi neutrali era di incoraggiare, con abili contatti e con la persuasione, gli ambienti contrari al fascismo. Si contava per questo sulla opera di Howard nei confronti di certi circoli intellettuali dei due Paesi, e l’ultimo risultato avrebbe dovuto consistere nel rafforzamento delle correnti antifasciste. Howard, del resto, era noto per i suoi sentimenti anti-nazisti: gli ultimi films (“Primula Smith” e “Il primo dei pochi”) erano chiaramente improntati a una spietata ironia del nazismo.
Howard giunse in Spagna nella primavera del 1943, e seguì fedelmente l’incarico suggeritogli dal governo. Strinse contatti con alcuni circoli intellettuali, e analogamente si comportò in Portogallo.
In quel viaggio nella penisola iberica Howard era accompagnato dal suo impresario, e proprio questo era l’uomo cui si riferisce Churchill nelle sue memorie, il sosia del primo ministro. Costui, Alfred Chenhalls, oltre ad assomigliare in modo sconcertante a Churchill, aveva anche la debolezza di accentuare, con il proprio comportamento esteriore, l’equivoco. Il fatto è che, la vigilia della partenza di Howard e del suo impresario da Lisbona, agenti tedeschi comunicarono via radio a Berlino che Churchill qvrebbe transitato per quell’aeroporto e sarebbe rientrato in Inghilterra su un apparecchio civile di linea.
La segnalazione ebbe l’effetto di un terremoto alla Cancelleria del Reich. Furono impartiti ordini drastici. Così quando il mattino del primo giugno 1943 l’aereo di linea si alzò da Lisbona, fu intercettato da una squadriaglia di “Junkers” tedeschi che aprirono su di lui un fuoco concentrico con mitragliere e cannoncini di bordo: l’apparecchio precipitò in fiamme nell’Atlantico e nessuno poté salvarsi.
Fin qui, tuttavia, la versione di Churchill resta confermata. Ma le recenti inchieste hanno portato alla luce elementi prima non sospettati, che hanno sapore di scandalo. Risulta, infatti, che l’Intelligence Service in quei giorni aveva volutamente lasciato “filtrare” a Lisbona voci sulla presenza di Churchill: tale tattica avrebbe dovuto, evidentemente, stornare i sospetti tedeschi su altri obiettivi, mentre era in allestimento il viaggio del premier; tattica indubbiamente efficace, ma tale da esporre alla morte i passeggeri di un aereo di linea. Si è saputo che quando gli agenti tedeschi comunicarono a Berlino che “Churchill” era preontato sul Dakota del 1. giugno (volo 777 da Lisbona a Londra), tale informazione fu captata dal servizio segreto britannico, che ne avvisò immediatamente il War Office (il supremo organo di direzione delle operazioni belliche).

“Regola del silenzio”

Due elementi clamorosi, dunque: le voci fatte filtrare dall’Intelligence Service avevano esposto al massacro i passeggeri del “volo 777”; il War Office era informato che Berlino avrebbe fatto attaccare senza pietà l’apparecchio civile. Perché, dunque, il volo non venne sospeso? Perché le autorità portoghesi non furono informate? Perché i passeggeri non furono distolti dall’imbarcarsi sul Dakota?
Una risposta — così ha rivelato l’inchiesta giornalistica — venne data, inaspettatamente, da un alto funzionario dei servizi segreti inglesi il quale, incaricato nel 1944 di tenere un corso di lezioni sul segreto militare a Brisbane, in Australia, agli ufficiali di Mac Arthur che si apprestavano a invadere il Giappone, riferì un episodio che, alla luce delle informazioni sul “volo 777”, appare evidentissimo anche nei suoi particolari. Il funzionario inglese disse che due elementi erano fondamentali per colpire il nemico: la conoscenza di ogni sua mossa e l’elemento sorpresa. Fare anche una minima concessione, per ragioni umanitarie, su tali presupposti significava merttersi in posizione di debolezza verso il nemico. E qui l’ufficiale riferì un episodio: quello di un “aereo civile in volo da Lisbona a Londra”, un anno prima della sua lezione: Londra, disse, fu informata che il nemico intendeva abbatterlo. Ma il momento era delicato perché “un alto personaggio del governo” stava rientrando in patria più o meno sulla stessa rotta. Inoltre avvisare le autorità neutrali o qualsiasi dei passeggeri avrebbe significato avvisare i tedeschi che l’Intellingence Service era in grado di captare le informazioni dello spionaggio nazista. Il War Office decise quindi di uniformarsi alla regola principale, in tali occasioni, rivolta a impedire che il nemico mutasse i propri cifrari e rafforzasse il controspionaggio: la “regola del silenzio”. E l’aereo, con tutti i passeggeri, venne sacrificato!
“Abominevole sacrificio”: hanno scritto in questi giorni parecchi giornali inglesi. Il racconto è indubbiamente sconcertante, e nessun organo ufficiale, a Londra, ha smentito questa drammatica versione.

Luciano Vasconi

(L’Unità, 22 ottobre 1956)