Leslie Howard non vuol “girare” con la Garbo (1933)

Leslie Howard non vuol “girare” con la Garbo

di E. Morandi

Il primo attore di “Segreti”

Leslie Howard non aveva proprio bisogno della sua recente interpretazione di Segreti (il film da cui abbiamo tratto il romanzo che andiamo pubblicando a puntate) per affermare la sua notevole personalità artistica. Da tempo, infatti, questo elegante attore di origine inglese gode di meritata popolarità come uno dei più corretti “amatori” dello schermo. Le sue origini, i suoi studi a Oxford, il suo portamento ne hanno fatto un interprete impareggiabile delle parti in cui amare non significa brutalizzare o morir di languore.
Leslie Howard dice spesso che la sua linea artistica, sempre ben delineata e definita nei minimi particolari, gli viene dal fatto che egli non si affanna a girare, e quindi a improvvisare, molti film. Non più di tre all’anno. In questo è d’accordo con Douglas Fairbanks e Mary Pickford coi quali ha lavorato spesso. A proposito, c’è chi dice che la sua popolarità sia venuta come riflesso della popolarità di quei due grandi attori; ma c’è anche chi sostiene — gli inglesi specialmente — che la buona riuscita dei film della Pickford è dovuta specialmente all’arte di Howard. Ma questo non c’interessa. Ci limitiamo a dire la ragione che adduce Leslie per giustificare la sua limitata produzione: “Se voi vedete un amico troppo spesso finite coll’amarlo fino a un certo punto; perciò anche la macchina da presa deve esser vista raramente.”

La scelta della prima donna

Limitata fino ad un certo punto, però, la sua produzione. Tre film in quest’anno, ma di quelli che fanno rumore. Egli ha girato Segreti con la Pickford, Compagni di prigione con Douglas e adesso è impegnato in Berkeley Square che egli recitò una volta come primo attore sul palcoscenico. Ma li ha girati perché erano di suo gusto. Se non lo fossero stati ne avrebbe fatto a meno. Perché la caratteristica di questo attore è la sua assoluta indipendenza. Egli non ama gli impegni annuali.
E non basta che sia di suo gusto il film; è necessario che lo siano anche i suoi compagni di lavoro, gli altri attori. Se non lo sono, niente; si tratti anche della più illustre stella. Figuratevi che Leslie Howard si è rifiutato di avere come comprimaria Greta Garbo.
Infatti, quando la svedese è tornata ad Hollywood espresse subito il suo desiderio di girare il suo primo film con Howard. Un amico si prese cura di fissare un appuntamento fra i due a casa sua, ma Howard — che non ha la puntualità fra le sue virtù — vi si recò con un certo ritardo, quando la Garbo, che ha le sue abitudini, era già andata a letto. Egli poi ha spiegato che, pur ammirando molto la grande attrice, le avrebbe detto di non poter accettare la sua offerta. Il suo ideale d’arte non è quello della svedese; e, d’altra parte, Greta è una di quelle attrici che tendono ad annullare la personalità dei comprimari: cosa questa cui Howard non si adatta.
Egli invece si è trovato molto bene in compagnia di altre grandi attrici le quali, però, tengono più alla buona riuscita del film che al rilievo della propria personalità: con Norma Shearer in Sorridendo sempre, con Ann Harding in La donna a casa sua, con Mary Pickford in Segreti.

Senza offesa…

Bisogna aggiungere che per mantenere questa sua indipendenza Leslie Howard ha spesso rifiutato anche enormi salari. Recentemente ha rinunziato a quindicimila dollari (quasi 150 mila lire) la settimana per non girare un film con Marion Davies.
Si capisce facilmente che questi rifiuti non fanno molto piacere né alle attrici né ai direttori. Specialmente questi ultimi che non amano il donchisciottismo nella produzione. Ma Howard cerca di calmare gli animi dichiarando che egli non intende offendere alcuno. “E’ nell’interesse dei direttori e delle comprimarie se io non recito parti che non sento. Ed è anche nell’interesse mio, si capisce, perché ognuno cerca la stoffa che crede più conveniente. Conveniente per sé e anche per il pubblico.”
Così nessuno si è sorpreso se quest’uomo che si riserba libertà di scelta e rifiuta i più grandi nomi, un bel giorno ha voluto per il film Berkeley Square una piccola attrice quasi sconosciuta, da poco venuta a Hollywood: diciamo Angel Heather. Egli ha trovato in lei la donna che desiderava, con quel che di romantico che egli sa tanto apprezzare. E forse ha contribuito a questa preferenza il fatto che Heather non si considera effeminata se non porta i calzoni come un uomo.

Per essere indipendente

Un’altra prova di quanto ci tenga Howard a mantenere la sua indipendenza è data da questo fatto. Alcuni anni fa egli lasciò l’America e lo schermo e se ne andò a recitare in teatro a Londra solo perché era stato messo con le spalle al muro: accettare o no un contratto a lungo termine. Preferì andar via anzi che accettarlo. E, del resto, non ebbe a pentirsene, perché dopo una stagione di palcoscenico, tornò a Hollywood dove ogni studio gli offrì di girare un film secondo le sue convenienze. Ed egli si impegnò per cinque film in differenti studi.
Conseguenza di questo sistema: un incasso da parte sua di ben duecentomila dollari (tre milioni di lire) in un anno e mezzo. E sempre senza transigere: perché quando gli offrirono di girare Peg del mio cuore con un salario doppio, egli si rifiutò. Semplicemente per questo: perché egli aveva debuttato come attore nel 1917 proprio con quella commedia che allora gli sembrava bellissima mentre adesso ne aveva una ben diversa opinione.

Lontane, ma brave

Come abbiamo accennato, però, il desiderio della scelta non significa per Howard il non riconoscimento dei meriti delle attrici. Perché egli ci tine, anzi, a proclamarli questi meriti. Come per la Garbo che egli chiama “una meravigliosa personalità che sarebbe ancora più grande se riuscisse a liberarsi di quel suo manierismo”.
La migliore attrice per lui è Helen Hayes, che ha portato sullo schermo la superba tecnica acquistata sul palcoscenico. Egli lo sa bene perché fu con Helen che recitò la prima volta in America, in Broadway. E anche la Shearer gli pare completa artista.
Né Leslie Howard lesina gli elogi agli attori, anche se sono suoi concorrenti. Per lui Paul Muni, James Cagney, Spencer e Lee Tracy sono tipici esempi di attori di prima classe. Essi rappresentano l’abilità vera non l’illusione della macchina da presa. Clark Gable è per lui un caso non comune. Egli è l’unico astro la cui popolarità sia dovuta alla sua personalità più che alla sua arte.
Quanto al giudizio intorno a se stesso Leslie Howard si limitò a dire che il pubblico, ad onta di tanti tentativi di imporre la brutta realtà sullo schermo, ama ancora i temperamenti romantici. Come si può vedere col successo di Segreti.

(Cinema Illustrazione, August 23, 1933)